In tutto il Canada, i gruppi First Nations, Métis e Inuit stanno rimodellando il panorama del turismo acquisendo e gestendo hotel, alberghi e resort. Questa non è solo una tendenza aziendale; è uno sforzo deliberato per rivendicare le narrazioni culturali e promuovere l’indipendenza economica dopo secoli di spostamenti, politiche di assimilazione e ingiustizia sistemica.

Una storia di espropriazione e resistenza

Per generazioni, le comunità indigene hanno sopportato trasferimenti forzati, soppressione della lingua e il trauma delle scuole residenziali progettate per sradicare le loro culture. Oggi, la crescente presenza di imprese turistiche di proprietà indigena rappresenta un cambiamento potente. Queste imprese non offrono solo alloggio; forniscono esperienze culturali autentiche guidate dalle comunità stesse, in netto contrasto con lo sfruttamento coloniale del passato.

L’ascesa dell’ospitalità di proprietà indigena

Ciò che iniziò con meno di cinque hotel di proprietà indigena due decenni fa è esploso in una rete di circa 70 hotel in tutto il Canada, con molte aperture negli ultimi anni. Keith Henry, CEO della Indigenous Tourism Association of Canada (ITAC), nota la diversità: un hotel nella Columbia Britannica differirà drasticamente da uno nel Saskatchewan o nell’Alberta, riflettendo i costumi e le lingue distinte di oltre 630 comunità delle Prime Nazioni.

Questa tendenza si estende oltre il Canada. In Australia, il popolo Jawoyn gestisce il Cicada Lodge, offrendo tour coinvolgenti. In Nuova Zelanda, il Kohutapu Lodge, a conduzione familiare, offre esperienze guidate radicate nelle tradizioni ancestrali. E negli Stati Uniti, la tribù Snoqualmie ha rivendicato la terra ancestrale con la Salish Lodge a Washington.

Riconciliazione economica in azione

L’ITAC chiama questa “riconciliazione in azione”. Aziende come il Dakota Dunes Resort nel Saskatchewan integrano sottilmente la cultura indigena nelle esperienze degli ospiti, mentre il Gray Eagle Resort & Casino in Alberta opera sotto la Tsuut’ina Nation. Queste iniziative non riguardano solo i profitti; riguardano l’autodeterminazione economica.

L’acquisto nel 2021 dello Shearwater Resort a Denny Island da parte della Heiltsuk Nation è un ottimo esempio. Oggi, più della metà dello staff sono Heiltsuk e la loggia dà priorità alla condivisione della loro storia. “Per molto tempo, la narrazione non è stata la nostra storia; non è stata raccontata da noi”, afferma la responsabile delle vendite Megan Humchitt. Il resort ora offre attività di pesca guidate da esperti di Heiltsuk e tour culturali che mettono in risalto i 14.000 anni di storia della regione.

Immersione culturale e guarigione

Il Klahoose Wilderness Resort nella Columbia Britannica esemplifica questo cambiamento. Originariamente costruito come rifugio di pesca, la Klahoose Nation ha acquisito la proprietà nel 2020, con il 70% del personale ora indigeno. Le guide discutono apertamente della loro storia, compreso il trasferimento forzato, oltre a offrire esperienze di osservazione degli orsi senza precedenti.

L’impatto è profondo. Gli ospiti spesso partecipano a cerimonie di sbavatura per purificare l’energia negativa, lasciandosi con lacrime e gratitudine per il legame autentico. Come spiega una guida, “I canadesi sanno molto sulla riconciliazione, ma cosa significa?” La risposta, dice, sta nell’empowerment economico, nella preservazione culturale e nella narrazione rispettosa.

La crescita del turismo indigeno non è semplicemente un successo commerciale; è un passo tangibile verso la guarigione, la sovranità e un futuro in cui le comunità indigene controllano le proprie narrazioni e destini.