L’Internet Movie Database (IMDb) elenca un regista di nome Alan Smithee che ha diretto oltre 156 film, cortometraggi e video musicali. Eppure, Smithee non ha mai calcato un tappeto rosso, accettato un premio o rilasciato una sola intervista. Questo perché Alan Smithee non esiste, almeno non come persona reale. Il nome è uno pseudonimo attentamente costruito utilizzato dalla Director’s Guild of America (DGA) per proteggere i registi il cui lavoro è stato irrevocabilmente alterato dagli studi cinematografici.
L’ascesa dei sindacati di Hollywood e il controllo della regia
La storia inizia negli anni ’30, quando il sistema degli studios di Hollywood esercitava un controllo ferreo sui suoi lavoratori. Lunghe ore di lavoro, supervisione rigorosa e input creativo limitato erano la norma. L’ascesa dei sindacati, alimentata dal New Deal, ha dato ai lavoratori del cinema la possibilità di chiedere condizioni migliori e proteggere la loro visione artistica. La Screen Director Guild, in seguito DGA, emerse come una forza potente in questo cambiamento.
La DGA ha stabilito regole che regolano il credito del regista, le condizioni di lavoro e l’autorità del montaggio finale. Il principio fondamentale? Un singolo regista dovrebbe essere accreditato per un film, rafforzando l’idea che un film dovrebbe avere un’unica voce creativa. Questa regola è nata dal desiderio di garantire che ai registi non venisse ingiustamente negato il merito del loro lavoro.
La nascita di uno pseudonimo: Morte di un pistolero
Negli anni ’60 le regole erano già in vigore, ma rimaneva una scappatoia. E se uno studio avesse massacrato un film così gravemente che il regista si rifiutasse di assumersi la responsabilità del prodotto finale? La DGA aveva bisogno di una soluzione. Nel 1969, durante la realizzazione del western Morte di un pistolero, il conflitto giunse al culmine. Il regista Robert Totten si è scontrato con la star Richard Widmark, portandolo al licenziamento a metà produzione. Don Siegel terminò il film, dando vita a una creazione ibrida che nessuno dei due registi voleva rivendicare.
Sia Totten che Siegel hanno chiesto che i loro nomi fossero rimossi. La DGA rispose inventando Alan Smithee, un nome scelto perché nessuno nel settore sapeva di averlo. Nasce lo pseudonimo: un regista fantasma per visioni compromesse.
La prolifica carriera di Alan Smithee
Per decenni, Alan Smithee è apparso silenziosamente in dozzine di film, spesso applicati retroattivamente a progetti degli anni ’50. Alcuni casi degni di nota includono The Twilight Zone Movie, in cui il regista ha rimosso i suoi crediti dopo un tragico incidente sul set, e Dune, in cui David Lynch ha rinnegato il taglio televisivo, sostituendo addirittura il suo credito di sceneggiatore con “Judas Booth”.
Lo pseudonimo funzionava come ultima risorsa, un processo arbitrale formale che garantiva che un regista potesse rinnegare un progetto senza ripercussioni legali. La regola era semplice: se un film non rappresentava più la visione creativa del regista, potevano invece utilizzare Alan Smithee.
L’esposizione satirica: Burn Hollywood Burn
Fino al 1997, Alan Smithee è rimasto un segreto del settore. Poi è arrivato An Alan Smithee Film: Burn Hollywood Burn, una satira consapevole su un regista che cerca disperatamente di rimuovere il suo nome da un film terribile. La svolta? Il film è stato diretto da Arthur Hiller, che ha fatto appello alla DGA affinché utilizzasse lo pseudonimo perché il montaggio finale era stato massacrato dai produttori. La DGA ha accolto la sua richiesta, con il risultato che l’ironico meta-film è stato accreditato ad Alan Smithee, un film su un regista immaginario che cerca di cancellare il suo nome, solo per essere accreditato allo pseudonimo stesso.
Il film fallì, incassando solo 40.000 dollari su un budget di 10 milioni di dollari. Ma ha svelato il segreto, trasformando Alan Smithee in una battuta finale culturale.
L’eredità di un fantasma
Nel 2000, la DGA ha ufficialmente ritirato Alan Smithee, concludendo che lo pseudonimo non funzionava più come segreto. Tuttavia, la sua eredità persiste. Il nome appare nei fumetti, nelle sceneggiature televisive e nei videogiochi come abbreviazione per rinnegare un progetto.
Oggi, la DGA consente agli amministratori di richiedere la rimozione del credito attraverso lo stesso processo, ma ora offre diversi pseudonimi invece di uno solo. Lo spirito di Alan Smithee sopravvive, ricordandoci che anche nel mondo collaborativo del cinema, alcune visioni meritano di essere protette, anche se ciò significa cancellare un nome dalla storia.
La storia dello pseudonimo non è solo una stranezza di Hollywood; è una testimonianza delle difficoltà di controllo creativo in un settore commerciale. Solleva interrogativi sull’integrità artistica, sull’interferenza dello studio e sulle dinamiche di potere che modellano i film che vediamo. La storia di Alan Smithee ci ricorda che a volte il modo migliore per fare una dichiarazione è scomparire completamente.
























